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Cinema-TV
Lunedì 08 Settembre 2014 09:05

L’otto settembre di 5 anni fa ci lasciava Mike Buongiorno, il pioniere e signore dei quiz della televisione italiana. Una carriera durata oltre 60 anni che l’ha visto protagonista insieme ai vari Corrado e Raimondo Vianello del piccolo schermo. Mike capace di inventare il format dei quiz televisivi: La ruota della fortuna, Lascia o raddoppia,  Rischia Tutto, poi i programmi su Mediaset, infine su 109Sky  dove non ha fatto in tempo a condurre Risktutto.  Ovviamente Mike Buongiorno è stato uno dei presentatori protagonisti a San Remo per svariate edizioni. Proprio oggi in suo onore su Mediaset Extra andrà in onda Giornata Mike, una vera maratone in TV dove potremo vedere alcuni dei suoi successi nel piccolo schermo. Servizi e speciali saranno proposti già dal mattino dai programmi Mattino5, Pomeriggio 5 insieme a  Barbara D’Urso.

Qualche giorno fa Fiorello ha voluto raccontare qualche inedito divertente di Mike e dell’affetto che prova ancora per il presentatore a 5 anni di distanza dalla sua morte. Lo show man siciliano e Buongiorno avevano condiviso insieme gli ultimi spot di Infostrada. Tra l’altro da poco su Rai 3 in prima serata è andata in onda una interessante intervista a Mike Buongiorno di qualche anno fa, dove il presentatore ha raccontato della sua esperienza vissuta in prima persona della Seconda Guerra Mondiale, quando fu carcerato nella prigione di San Vittore sino ad essere deportato nei campi di concentramento ai confini con l’Austria, poi finalmente la liberazione. Qualcuno parla di Gerry Scotti come l’erede di Mike , ma il conduttore ha precisato che nessuno potrà mai essere come Mr Allegria!

Mercoledì 09 Ottobre 2013 13:44

Cresce l'attesa per 'Il quinto potere' di Bill Condon, il film che racconta la nascita di Wikileaks, l'organizzazione no-profit fondata dal giornalista australiano Julian Assange (interpretato dal britannico Benedict Cumberbatch) nel 2006 e l'impatto che ha avuto a livello mondiale con la divulgazione di milioni di documenti classificati segreti.

Attesa non priva di polemiche. Proprio Assange non e' contento del film e, dopo aver letto la sceneggiatura, l'ha definita a riprese ancora in corso, ''un massiccio attacco di propaganda contro Wikileaks e le personalita' del mio staff''. Secondo il regista Bill Condon, invece, ''non vengono prese le parti di nessuno''.

wikileaks1


'Il quinto potere', coprodotto dalla Dreamworks, ha usato come fonti principali i libri 'Inside WikiLeaks' di Daniel Domscheit-Berg (interpretato da Daniel Bruhl), ex membro di primo piano dell'organizzazione, da lui lasciata per contrasti con l'attivista australiano, e 'Wikileaks. La battaglia di Julian Assange contro il segreto di stato' dei giornalisti inglesi David Leigh e Luke Harding.

Tra le scene del film piu' criticate da Assange, c'e' quella in cui si alluderebbe al fatto che l'Iran avrebb
e costruito una bomba atomica, circostanza secondo lui smentita dai report dell'intelligence americana. La sequenza, pero', ha precisato all'uscita del trailer ufficiale l'ex portavoce di Wikileaks, Birgitta Jonsdottir (interpretata da Carice Van Houten), ora membro del Parlamento islandese, sarebbe stata eliminata nella nuova versione della sceneggiatura di Il Quinto Potere, che ha nel cast, fra gli altri, anche Stanley Tucci, Laura Linney, Anthony Mackie e David Thewlis.film_quinto_potere

Condon inoltre, in un'intervista a Yahoo movies, ha sottolineato che Assange, pur avendo negato a Cumberbatch la possibilita' di incontrarlo, proprio per non avallare il film, avrebbe mantenuto con lui un dialogo attraverso le email, durante le riprese. Per il regista ''questo e' un film che presenta i diversi aspetti di vari temi, ma quando si parla di Wikileaks, e' soprattutto una celebrazione delle incredibili, in qualche modo nobili idee da cui e' nato, e dell'idealismo che rifletteva, soprattutto all'inizio''. Anche per Cumberbatch il film non vuole demonizzare Assange, anzi ''probabilmente ho umanizzato qualcuno a cui molte persone pensano solo come a un titolo di giornale. E' una figura straordinaria. Il film e' stata solo l'occasione di provare a svelare un po' di chi sia e di cosa lo motivi''.

wikileaks-locandina

Mercoledì 10 Luglio 2013 10:43

Sono davvero pochi gli elementi che fanno la differenza nell'adattare una storia per il grande schermo, questi, diventano essenziali nel momento in cui ci si trova a lavorare all'ennesimo adattamento della stessa, in questo caso per la terza volta. La fonte originale, poi, non ha certo bisogno di delucidazioni e/o approfondimenti essendo ben nota e conosciuta da tutti. Per abitudine non considero i remake degni di nota, ancor meno i cosiddetti reboot e tuttavia quando iniziarono a circolare voci su di un possibile interessamento di Singer relativamente a Superman, rimasi deluso principalmente perché  si sarebbe trattato di un reboot e poco importava che vi fossero in qualche modo dei riferimenti ai primi due film in una sorta di forma conservatrice e quasi omaggio al lavoro di Donner. In effetti io considero la prima quadrilogia di Superman interpretata dall'ottimo Reeve una prima base, uno zoccolo duro che deve rappresentare non qualcosa di inamovibile ma un punto di partenza, una ispirazione, guardando ad essa come un valido bagaglio di know-how da cui, auspicabilmente, poter procedere oltre e possibilmente migliorare l'esperienza futura. Se da un certo punto di vista sotto l'aspetto stilistico e produttivo Superman Returns di Singer diventa in qualche modo accettabile è necessario sottolineare come in fondo, alla fine, le aspettative vengano in qualche modo tradite.

Gli elementi della quadrilogia iniziale (da molti non riconosciuta nella sua integrità di quattro film e quindi nemmeno considerata tale) tralasciando alcuni elementi risibili delle varie produzioni, soprattutto quelle successive alla prima, si reggono indubbiamente sul personaggio che resta solido, sia perché è solida l'interpretazione di Reeve, sia dall'approccio interpretativo profuso sia perché lo stesso attore aveva in se un carisma davvero impressionante. Le vicissitudini che portarono Donner ad abbandonare causarono le conseguenze che tutti conosciamo e altresì guardando all'aspetto realizzativo invece i limiti imposti dall'epoca hanno poi originato una serie di cliché riportati di volta in volta nei film successivi. Non posso affrontare Man of Steel senza soffermarmi su tutto ciò che cinematograficamente abbiamo visto e in qualche modo ricevuto sino ad ora sul kryptoniano più famoso. Superman datato 1978 affrontava il pubblico con un teaser tanto essenziale quanto effettivo, una soggettiva aerea attraverso banchi di nubi per alcuni secondi ed una semplice didascalia, "crederete che un uomo possa volare". Una produzione stratosferica ed un cast stellare contribuirono ad un successo mondiale. La grande rivelazione fu Christopher Reeve e la stessa storia da molti oggi considerata abbastanza semplice diede tessuto connettivo alle immagini e, per una volta, la trasposizione dalle strisce allo schermo funzionò perfettamente. Seguirono altri tre film con numerose pecche narrative e produttive ma a dispetto dei detrattori il successo seppur in modo meno eclatante rimase, consolidando l'icona Reeve/Superman. Singer forte dell'ottimo successo di X-Men scelse di seguire una strada ibrida, una sorta di continuazione ideale al lavoro di Donner, ammodernando la continuity (forse troppo) ed inserendo degli aspetti visuali che grazie alla moderna tecnologia contribuiva a rendere spettacolari alcune sequenze traendo ispirazione direttamente dalle stesse tavole disegnate. Sono molti i fattori che hanno contribuito al non successo di questa ennesima trasposizione.

Prima di tutto consideriamo gli elementi essenziali di una storia di origine, rimarcare i film di Donner, attenzione ho detto i film, nei loro tratti essenziali porta una sensazione di dejà vu che non sempre è piacevole. Anche marcare l'interpretazione di Routh per renderla molto simile a quella del compianto Reeve non aggiunse nulla e considerando la collocazione cronologica della storia la scelta di un cast molto giovane non aiutò molto in questo senso. Anche la scelta di Luthor e della sua ossessione per la speculazione terriera rese in effetti la storia già incredibilmente poco originale. Nell'ottica di una trasposizione fedele di un fumetto, la cosa importante è attenersi a pochi dettagli, ma questi pochi dettagli e la loro fedeltà risultano essere gli elementi caratterizzanti un successo da un flop. Infine aver dato per scontato che tutti conoscano i film di Donner, ha strutturato questa storia con alcuni punti oscuri per i fan più giovani. Attenzione, molte interpretazioni sono sicuramente nella media e tuttavia difficilmente Superman Returns sarà ricordato se non per essere il quinto film sull’icona creata da Siegel & Shuster. Dopo questa breve premessa passiamo al film di Zach Snyder. Il concetto fondamentale è quello di rendere finalmente giustizia al più importate ed iconografico degli eroi DC, Superman. Chi ha visto i lavori di Snyder non può che riconoscerne la bontà e l'impegno realizzativo. L’innato approccio visuale e la combinazione delle varie tecniche disponibili per catturare al meglio l’essenza e la dinamicità. Il primo elemento da considerare è  quello secondo il quale questo nuovo film possa in qualche modo essere considerato un valido reboot. L’azione di questa prima avventura copre le origini del nostro eroe con una discreta prefazione relativa a Krypton, nei primi anni 80 John Byrne, riscrisse il personaggio di Superman, attualizzandolo e settando delle nuove regole. L’essere pressoché invincibile viene drasticamente limitato nei poteri e nella resistenza inoltre si approfondisce la mitologia di Krypton come anche la doppia figura paterna e per coloro di voi abbastanza curiosi da leggere il “Man of Steel” di Byrne, le soprese di certo non mancheranno. Anche qui i mutamenti operati da Byrne non incontrarono il mio favore ma sono del resto sofismi. Il passo successivo fu la prima Crisi che tentò di fare e dare un po’ di ordine nel grande e confusionario universo DC, in fin dei conti lo sforzo può essere considerato apprezzabile ma gli stravolgimenti non sono mai forieri di buone nuove. Basti pensare al pasticciaccio fatto con Dick Grayson ma questa è un’altra storia. Lo spettatore si troverà ad osservare una volta tanto un uomo, l’eroe, il retaggio, il rapporto tra i padri e il figlio, perché tanto profonda è la figura di Jor-El (Russell Crowe) quanto ugualmente intensa è la figura di Jonathan Kent (Kevin Kostner). Entrambi gli attori forniscono performance incisive e degne di nota seppur diverse e a volte in aperto contrasto, questo dualismo sarà sempre presente e questo se non altro è indice di un approccio e di una ricerca un po’ più approfonditi. I più attenti ed allenati riconosceranno come fonti ispiratrici per questo film e non solo stilistiche ma anche relativamente ai testi celeberrimi filoni narrativi come All-Star Superman e Kingdom Come e Birthright. Anche la fortezza della solitudine, utilizzata qui è frutto di varie interpretazioni, non è un concetto così estremo soprattutto considerando che i neofiti non avranno alcun problema al riguardo, ma va! Nelle prime storie ricordiamo anche che Superman fosse incapace di volare ma similarmente ad Hulk effettuava enormi salti. Un plauso per questa caratterizzazione, seppur breve nello sviluppo dell’acquisizione e della consapevolezza da parte di Kal-El dei propri poteri sulla terra.

L’attenzione è sempre focalizzata sui personaggi e il loro approfondimento si concede alcune piccole digressioni. Trovo del tutto sottovalutata al punto da chiedermi se effettivamente ci fosse bisogno di Perry White, uno stanco e oltremodo largo Fishburne. Essendo questa una storia di origine, Clark non è ancora il cronista d’assalto che siamo abituati a vedere, gli stessi meccanismi ed iterazione con Lois Lane devono essere ben oliati. Anche la figura di Lois lane, l’attrice Amy Adams mi lascia un po’ perplesso inoltre la sua iterazione con Jor-El fa parte di quel filone narrativo che a me non entusiasma particolarmente perché mi rimanda all’universo molto libero ed allargato della serie Smallville che non mi è mai piaciuta. Fondamentalmente questa è una storia di crescita e di acquisizione di consapevolezza e lo avrete capito responsabilità, ciò che Kal-El impara e come mette in atto gli insegnamenti ricevuti relazionandosi con il genere umano e con i suoi simili. Come detto i più attenti noteranno un minimo accenno di continuity DC, leggendo per esempio il nome Wayne in una davvero altolocata posizione inoltre anche il logo Lexcorp fa la sua interessante apparizione. Piccole note interessanti sono disseminate narrativamente parlando, molto acuto il riferimento al simbolo “S” come detto precedentemente molte sono le storie dell’uomo d’acciaio da cui ci si è ispirati. Potrei soffermarmi sul design del costume ma di fatto è impossibile accontentare tutti, ognuno ha in testa la propria concezione relativa. Certo rispetto alle prime anteprime e bozzetti grafici la resa cromatica è stata alterata un po’ per risultare meno cupa, i colori sembrano un po’ più accesi. Stilisticamente non vi è nulla da eccepire, maestosa l’introduzione, l’utilizzo di molte camere “a mano” per molta parte delle sequenze caratterizza ancor di più la già stravagante regia di Snyder, questo potrebbe essere un deterrente alla visione ed effettiva fruibilità del 3D ma visivamente funziona egregiamente in 2D, io mi baso sulla versione che ho visto in 2D. il regista riesce pur con non qualche pecca a rendere l’idea delle forze in gioco soprattutto quando i kryptoniani decidono di rimodellare parti più o meno vaste e variegate del pianeta.

Inutile ricordare che in fatto di animazione ci si trova allo stato dell’arte per uso di moduli fisici, vincoli ed interazioni. Questo è molto apprezzato anche da un occhio attento che spesso tenta di  trovare imperfezioni e/o pecche. Il più delle volte risulta un esercizio inutile ma se di pecca trattasi va da ricercarsi nell’approccio creativo e non nella sua realizzazione. Dinamicamente parlando gli effetti digitali sono più che adeguati e del resto non si è badato a spese e del resto cotanta prodizione non può aspirare a nulla di meno e sino a questo momento il botteghino conferma ogni cosa. Il film si sviluppa in poco più di due ore eppure non posso afre a meno di notare alcune cadute di ritmo, troppa discontinuità forse tra le scene di climax e quelle invece introduttive. Come detto non è un film perfetto ma ad avercene di film come questo. Una piccola nota devo aggiungerla, non posso non affrontare quello che è senza dubbio un punto focale e cruciale del film. È un’azione, l’azione che Superman decide di compiere nei confronti di Zod, azione risolutiva e incontrovertibile. Lo uccide. Qualunque fan dell’uomo d’acciaio sa che Superman non uccide, in questo senso un parallelo lo si può ritrovare con Wayne, proprio perché Kal-El sente su di sé l’enorme peso della responsabilità che è data dalla sua condizione di alieno, unico (o quasi) superstite di un intero mondo, comprende ancor più il valore immenso della vita, di quanto questa debba essere preservata e protetta qualunque sia l’essere vivente. L’uccisione di Zod posso interpretarla solo in un modo. In effetti questa è l’azione compiuta da Kal-El prima di essere e divenire l’eroe che tutti conoscono, diviene l’icona ben conosciuta solo dopo un lungo percorso e in questo senso, l’articolata crescita fisica ed emotiva mostrata in questa sua nuova storia lo caratterizza a tal punto da poter giungere unicamente a questa conclusione. La morte di Zod per mano di Kal-El è sicuramente un atto che allontana da questo film la perfezione se mai una perfezione possa essere ancora riscontrata in un’opera di questo genere. Va da sé inoltre, tanto per citare, un riferimento alla morte per mano dell’uomo d’acciaio esiste negli annali, basta leggere dalla serie Exiles e precisamente il numero 22, posso anche aggiungere che questa caratterizzazione sia anche frutto di un lungo processo analitico, per sua stessa ammissione il regista chiarì che Superman sia il punto focale dell’universo DC, è senza dubbio un primo mattone solido sul quale ricostruire cinematograficamente la mitologia che molti conoscono attraverso i fumetti. Come nota di folklore, Zod inoltre, detiene un primato assieme a Doomsday, se questo nome non vi dice nulla mi sembra inutile che andiate al cinema in ogni caso, ovvero quello di aver fratturato le ossa di Superman. Doomsday viene annichilito dall’entropia dell’universo mentre come detto Zod perisce per mano di Kal-El. Stando ad alcune indiscrezioni per stessa affermazione di Snyder vedere la storia singolarmente più venduta al mondo sul grande schermo come sequel, non è proprio da escludersi (non avete idea di cosa parli non importa è a questo punto della recensione completamente inutile), vedremo come la situazione evolverà.

Due appunti bisogna comunque aggiungerli, la prima è relativa al termine “reale”, quando qualcuno per promuovere il proprio prodotto cita il fatto che in questo caso si sia scelto un approccio reale per la trasposizione di una storia a fumetti mi vien da ridere. Abbiamo visto il realismo di Nolan cosa abbia comportato con il Batman. La seconda è relativa alla colonna sonora. In Superman returns Ottoman riprese Williams a mio modesto parere pasticciando il tutto, le parti davvero identificative erano quelle classiche chiaramente di Williams. In Man of Steel la mancanza della fanfara classica, opera di John Williams si sente, inutile negarlo, trovo il commento sonoro creato da Zimmer sia valido ma che resti poco identificativo e non brilli per incisività è lapalissiano. Quanto creato da Zimmer, ottimo compositore per altro, influenzato forse più dalla moda del momento per le sonorità al limite dell’elettronico accompagna le immagini ma fallisce nell’essere iconografica, identificativa e propedeutica all’eroe. Forse sono puntiglioso al riguardo o forse essendo stato il tema di Williams il primo di un certo livello ad essere legato a Superman ecco che il confronto con il resto risulta impari. Probabilmente azzeccando anche la colonna sonora questo film sarebbe stato davvero innegabilmente valido. Ci si può accontentare ma John Williams è tutta un’altra cosa. Esiste(va) solo un regista capace di film perfetti, sgombriamo subito il campo da qualsiasi dubbio, con grande rammarico e non solo mio, questo regista non potrà più realizzare film, quelli da lui realizzati restano ad memoriam, irraggiungibili, lontani e perfetti, Man of Steel, non è un film perfetto e tuttavia a considerarlo primo passo verso un universo più vasto gli aspetti positivi surclassano di gran lunga quelli negativi. La produzione di Nolan si limita fortunatamente  nei danni, dopo l’ultimo deludente episodio sul Cavaliere Oscuro che presumo non vedremo così presto in un nuovo film, Man of Steel può finalmente rivendicare la giusta attenzione. Goyer si è sicuramente impegnato, scrivendo una storia articolata, sin troppo duale forse e sin troppo legata all’archetipo del block buster e in questo la struttura risente del ritmo non sempre fluido e uniforme. Man of Steel resta il migliore approccio recente alla storia di un eroe. Non posso giudicare questo film rispetto a quello di Donner perché troppo differenti. Cavil è sicuramente il migliore Clark attuale, Reeve resta sempre il miglior Superman. Godetevi il film!

 

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