13 Dicembre 2017
RSS Facebook Twitter Linkedin Digg Yahoo Delicious
OkNotizie

Featured News

MultimediaMente - Awards

siti internet
net parade migliori siti
BlogItalia - La directory italiana dei blog
Review www.multimediamente.it on alexa.com

AdsManager Search



Warning: Creating default object from empty value in /var/www/vhosts/multimediamente.it/httpdocs/components/com_k2/views/itemlist/view.html.php on line 79

Warning: Creating default object from empty value in /var/www/vhosts/multimediamente.it/httpdocs/components/com_k2/models/item.php on line 458
Serie

Serie (1)

HAVEN_1

Digitando su un motore di ricerca il record ‘filmografia Stephen King’, troviamo più di cinquanta trasposizioni dei suoi celebri romanzi in chiave cinematografica e televisiva. Una riproposizione filmica e seriale abbastanza cospicua che sottolinea come molti sceneggiatori, produttori e registi gradiscano pescare dal ‘mare kinghiano’ con notevole dedizione, che tuttavia non sempre viene mantenuta nel cercare di tener fede ai racconti originali nella fase di riadattamento al grande e al piccolo schermo. L’ultimo esordio in questo senso lo rintracciamo in un adattamento nell’ambito dell’ormai ex tubo catodico, proprio prendendo liberamente spunto da un racconto di King, The Colorado Kid. Stiamo parlando di Haven, la serie tv che ha esordito il 9 luglio scorso sul canale via cavo SyFy e trasmessa in Italia, in digitale, prima sul canale Steel di Mediaset Premium, e dal 14 aprile, per i comuni mortali, sul canale gratuito Rai4.

L’adattamento è stato affidato alla ‘cricca’ di sceneggiatori e produttori esecutivi che hanno determinato la longevità, quasi morbosa, di un’altra serie tv tratta da Stephen King, La Zona Morta. E allora: altro giro, altra corsa, gente! Lo showrunner è di nuovo Scott Shepherd, cui fanno seguito i fidi produttori esecutivi, Loyd Segan e Shawn Pillar, e gli sceneggiatori Sam Ernst e Jim Dunn. Precisiamo sin da ora, a scanso di equivoci, che Haven è una serie tv che si può guardare, per la costruzione della trama, per i personaggi ben delineati, per gli espedienti narrativi utilizzati nel corso dello svolgimento dell’azione. Tuttavia, i nei per i puristi stanno sia nella lunghezza della trasposizione - il racconto di King conta centoquarantotto pagine - sia in quel ‘liberamente tratto da’ messo lì, tra le righe, e che sinceramente confonde un po’chi ha masticato un po’ di romanzi del ‘Re’. Si, perché Haven, pare essere un assemblaggio dei soggetti di The Colorado Kid e de Le creature del buio, romanzo più noto con il titolo de I Tommyknockers: dal primo prende il caso dell’omicidio misterioso, con la differenza che ad indagare non è più una giornalista ma un agente speciale dell’FBI; mentre mutua dalla seconda opera l’ambientazione, Haven, e relativi misteri da risolvere. Se proprio dobbiamo dirla tutta, i riferimenti esterni posso essere molteplici: da X-files a Fringe passando per Twin Peaks e, se proprio dobbiamo, anche per Smallville. Ma se ci si sforza di passar sopra a queste piccole incongruenze, si apprezza comunque il valore della serie.

La trama prende le mosse dall’indagine dell’agente speciale dell’FBI, orfana di madre, Audrey Parker, interpretata da Emily Rose (Brother&Sister; E.R.), alla ricerca di un fuggitivo in una sperduta località del Maine, Haven appunto. Qui incontra il figlio dello sceriffo, Nathan Wournos (Lucas Bryant) con il quale inizia una sorta di sodalizio lavorativo, e il bad boy di turno, Duke Crocker (Eric Balfour, che pare essere tranquillamente a proprio agio per l’ennesimo typecast), un contrabbandiere un po’ finto cinico che vive un rapporto di rivalità con Nathan. Tuttavia, l’arrivo della giovane straniera porta con sé le fattezze del presagio funesto, perché da quel giorno ad Haven ritornano a manifestarsi quelli che i cittadini chiamano “i problemi”, una serie di avvenimenti soprannaturali che hanno già scosso la cittadina vent’anni prima. Audrey si imbatte in questi fenomeni metafisici e li affronta con senso di apertura verso il soprannaturale e con curiosità, da fare invidia ad Olivia Dunham di Fringe. Tuttavia essi non costituiscono il pretesto per trasferirsi in paese. Archiviato il caso del fuggitivo, infatti, Audrey Parker si imbatte in una foto scattata un paio di decenni prima, in cui viene ritratta la scena del crimine di un misterioso omicidio, quello di Colorado Kid, ed una donna molto somigliante a lei, tanto da far pensare che possa essere la madre biologica. Da questo momento, la trama verticale inizia ad intrecciarsi a quella orizzontale puntata dopo puntata, ben coniugando il caso del singolo episodio con quello della stagione. La narrazione, infatti, procede in maniera scorrevole, anche quando in un paio di episodi pare arenarsi perché il mistero di Colorado Kid sembra non venire mai svelato. Questo perché la narrazione degli eventi è impostata in modo da giungere al finale di stagione in modo graduale e non affrettato - soprattutto per evitare l’accozzaglia che potrebbe scaturire da soli tredici episodi - facendo sì che lo spettatore venga scosso dai colpi di scena e dal cliff-hanger, annunciato, che impone di seguire la stagione successiva. Ogni puntata è un tassello della storia di una Haven dall’aspetto ‘gianesco’, la Haven che sta sotto la superficie e quella che sta ancora più sottoSi, perché sin dall’inizio è chiaro che c’è “qualcosa che striscia nell’ombra e ci sono queste vite fantastiche dei personaggi che improvvisamente deragliano”, come ha dichiarato uno degli autori. Capire il deus ex machina di tutto ciò che accade, in un paese in cui nulla è come sembra, equivale a trovare il sentiero giusto per uscire dal labirinto personale che ogni cittadino di Haven sembra possedere. Il semplice manifestarsi di un potere, di cui i possessori sono ignari, non costituisce, però, di per sé il climax dell’episodio. O meglio, non solo. King ha compreso che per rendere più tetra la narrazione, bisogna fare in modo che gli avvenimenti abbiano una ricaduta sull’intimità dei personaggi, che fungano, cioè, da mezzo necessario all’apertura del vaso di Pandora. Ogni manifestazione paranormale riguarda, perciò, sempre un conflitto personale e soprattutto emotivo che, giungendo ad una saturazione ultima, arriva a spigionarsi all’esterno sottoforma di telecinesi piuttosto che di insaziabile istinto sessuale o animando animali imbalsamati. Il soprannaturale funge da catalizzatore delle esperienze emotive dell’individuo. E questa chiave di lettura kinghiana viene equilibrata anche in base agli espedienti utilizzati dagli autori. D’altro canto, se è vero che un piccolo paese sa come custodire un grande segreto, allora il grimaldello per scardinare questa coltre di misteri deve essere costituito da un personaggio in grado di attirare e farsi attrarre all’interno della spirale di eventi anormali e che funga, allo stesso tempo, da stabilizzante. E Audrey Parker costituisce proprio l’occhio del ciclone attorno al quale gravitano storie e personaggi, a partire dai due co-protagonisti maschili, che non possono essere perciò esenti da coinvolgimenti diretti. Nathan infatti soffre di analgesia congenita che gli impedisce di sentire il dolore e inizia, finalmente, a sperimentare il profluvio di stimoli che non lo ha accompagnato nel corso della sua vita; mentre Duke si ritrova prima ad essere vittima di una sorta di mantide religiosa, poi ad essere vittima preannunciata di un omicidio - a dimostrazione, quest’ultima, che l’eredità de La Zona Morta è presente, eccome. 

Diciamo dunque che dopo la prima stagione Haven se la cava abbastanza bene. E’ una serie che esprime umorismo e drammaticità con dosaggi non eccessivi, né troppo avari. I dialoghi sono freschi e fanno da cornice ad un’azione che fa la sua modesta figura anche in termini di effetti speciali, nonostante non sia stata prodotta con grandi risorse economiche. L’equilibrio horror-fantasy-commedia-dramma è ben mantenuto e calibrato a ridosso dei personaggi che pur spiccando per una linea caratteriale ben precisa, non la lasciano predominare in modo assoluto sulle altre componenti. Non rimane, a questo punto, che attendere la seconda stagione, prevista per questa estate. Nel frattempo si può sbirciare sul sito ufficiale di Haven per scoprire le miriadi di citazioni del Re dell’horror disseminate qua e là nel corso degli episodi. E chissà che il creatore di Carrie e Pennywise non si metta, magari, a scrivere la sceneggiatura di qualche puntata!

 

Giovanni Trombino

Popular1

Popular2

Popular3

Popular4

Popular5

Popular6