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Martedì 12 Aprile 2011 08:22

Radiazioni e Malattie

Written by  Mariangela Bitonte
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Ad un mese dalla terribile catastrofe che ha colpito il Giappone la solidarietà verso un popolo ferito è ancora tanta.
Si pensa alle vittime, ai continui terremoti che portano terrore nel cuore e al disastro nucleare che stringe in una morsa soffocante il collo non solo dei Giapponesi ma di tutto il mondo.
Oggi dovremmo discutere proprio di questo. Un dibattito che per molto tempo è stato velato e nascosto, spesso persino insabbiato.
Ma veniamo ai fatti.


Stamattina apprendiamo che il livello di classificazione dell'incidente alla centrale di Fukushima è stato alzato da 5 a 7, ossia è uguale (attualmente) a quello della centrale di Chernobyl. Ovviamente i lavori di risanamento della struttura stanno procedendo con fermezza e senza interruzione.
Operari (eroi) volontari, hanno messo a rischio la propria vita pre cercare di limitare i danni e proteggere coloro che hanno lasciato a casa, consci che ogni minuto in più che il "mostro" radiattivo è libero da controllo gli cancella un pezzetto di futuro.
Non vorrei strumentalizzare ciò che sta accadendo, ma questo spero faccia risvegliare la coscienza critica della gente su un tema che oggi, guardando le foto che riporto di seguito, ho particolarmente sentito. Ogni immagine, ogni testimonianza raccolta dai sopravvisuti di Chernobyl è stato per me un artiglio di ghiaccio che graffiava sul cuore e pensare che prima a ieri io pensavo al nucleare come ad un bilancio statistico tra vantaggi e svantaggi.

Le stime sui costi dell’energia nucleare tengono conto degli oneri in termini di salute dell’umanità ma statisticamente sono insignificanti.
Minatori, lavoratori e residenti nei pressi delle miniere e delle raffinerie, nonchè i lavoratori coinvolti nei processi di arricchimento necessari per creare il combustibile nucleare, rischiano tutti l’esposizione a quantità dannose di radiazioni. La fuoriuscita ordinaria o accidentale di radiazioni dalle centrali nucleari, così come l’inevitabile dispersione di scorie nucleari, sono eventi in grado di inquinare l’acqua e la catena alimentare, esponendo a rischio contaminazione uomini e animali, oggi e per le generazioni a venire.
Incidenti come quelli accaduti a Three Mile Island e a Chernobyl condannano migliaia, se non milioni, di persone a pagare il costo dell’energia nucleare con la propria salute.

 


 

Le radiazioni sono state fondamentali per l’evoluzione planetaria della vita, sono largamente responsabili dello sviluppo della più straordinaria e meravigliosa varietà di specie viventi nello spazio temporale di miliardi di anni.   Pur avendo una scarsa comprensione dell’evoluzione o del delicato processo genetico, siamo riusciti a creare grandi quantità di elementi radioattivi utili a dare energia al nostro “stile di vita”, e questo perchè siamo legati a livelli sempre crescenti di progresso tecnologico, prosperità, lusso e agio.Nel momento in cui gli esseri umani sono riusciti a dividere l’atomo, hanno intrapreso un processo destinato ad accrescere il livello e la diversità delle radiazioni ambientali sulla terra.
Il processo di fissione dell’uranio all’interno dei reattori nucleari crea moltissimi nuovi elementi radioattivi.
Alcuni “sopravvivono” solo alcuni secondi; alcuni restano radioattivi per anni.

 

 

 

 

 

Sasha è il nome di questo bambino, uno degli ospiti dell’orfanotrofio Vesnova. Più di 5 milioni di bambini vivono ancora nelle zone contaminate dall’invisibile veleno nucleare di Chernobyl, tra Bielorussia, Russia e Ucraina. Molti di loro stanno pagando un prezzo altissimo sulla propria pelle, e molti sono costretti a farlo in totale solitudine.

 

Purtroppo non ci sono ancora strumenti o metodologie efficaci al contenimento totale di questi elementi che in minima parte si disterdono nell'ambiente e possono contaminare piante, animali e l'uomo. Non si conoscono ancora i meccanismi precisi in cui un tale agente inquinante determini l'insorgenza di malattie ma spesso l'esposizione determina mutazioni nei geni contenuti nelle cellule, causando malattie e morte, o trasmettendo un disturbo genetico nascosto a progenie disanti sulla linea del tempo.

 

Minsk. I bambini della casa n°1.
Questo ospedale riceve molti neonati deformati subito dopo la nascita.

RADIAZIONI E RIPRODUZIONE UMANA

(…) Un lavoro iniziale su radiazioni e genetica fu realizzato nel 1927 dal dottor H.J. Muller, che irradiò degli insetti noti come “moscerini dell’aceto”. Questi moscerini si riproducono molto velocemente, e Muller potè osservare gli effetti su centinaia di generazioni in un ristretto spazio di tempo. Per esempio, verificò che le radiazioni avevano indotto una mutazione dominante, ossia la presenza di un’ala deforme, e che essa poteva essere passata attraverso molte generazioni di moscerini. Muller ricevette il premio Nobel per questo lavoro pionieristico. Altri ricercatori da allora hanno verificato le sue scoperte, e si è dimostrato che il numero di mutazioni è in diretto rapporto alla quantità complessiva di radiazioni ricevute dagli organi riproduttivi, sia essa una singola dose abbondante o molte dosi quantitativamente limitate.

Le radiazioni inducono mutazioni dominanti, recessive, o legate al sesso (portate cioè dal cromosoma femminile X o nel mitocondrio cellulare, che determina alcune caratteristiche genetiche). Molte condizioni come il diabete, la fibrosi cistica, la distrofia muscolare e certe forme di ritardo mentale sono malattie recessive. Due affezioni genetiche tipicamente legate al sesso sono l’acromatopsia (cecità ai colori) e l’emofilia (malattia ereditaria recessiva umana comportante una grave insufficienza nella coagulazione del sangue). In letteratura ad oggi sono descritte in totale 16.604 malattie geneticamente trasmettibili [1].

 

Tutt’oggi, nell’area considerata ufficialmente contaminata, vivono ancora 5 milioni di persone, fra le quali si registra un’alta diffusione di malformazioni. I più colpiti sono i bambini.


Tutte le cellule umane hanno quarantacinque cromosomi nei loro nuclei, e gli stessi geni sono sistemati a coppie lungo ventitre coppie di cromosomi. Al di là delle trasformazioni genetiche, le radiazioni possono causare la rottura dei cromosomi, cosa che può portare alla nascita di un bambino affetto dalla sindrome di Down, o qualche altro disordine fisico o mentale. Un feto normale con geni e cromosomi completamente funzionanti può anche essere danneggiato dall’esposizione a radiazioni esterne. Qualche elemento radioattivo può anche superare la placenta e depositarsi nel feto, uccidendo quella particolare cellula che poi potrebbe formare per esempio il setto del cuore, la metà destra del cervello, o il braccio sinistro. Questo processo patologico, che può sfociare in malformazioni cardiache, cerebrali, degli arti o di altri organi di un feto, è chiamato teratogenesi.

 

Chernobyl 2007 (21 anni dopo): bambini orfani (o abbandonati), con gravi handicap fisici e mentali, scoperti dai fotografi Alex Emes e Julien Behal negli orfanotrofi di Ucraina, Russia e Bielorussia.


Deformità simili erano state osservate decenni fa in donne che avevano assunto il talidomine (che fu venduto negli anni ’50 e ’60 come sedativo, anti-nausea e ipnotico, rivolto in particolar modo alle donne in gravidanza) un farmaco usato per alleviare le nausee mattutine, ma anche in grado di uccidere cellule importanti all’interno del feto.


RADIAZIONI E MALATTIE

Tutte le cellule non riproduttive o “somatiche” del corpo hanno geni regolatori che controllano il livello di divisione, ossia di crescita, cellulare. Se il gene regolatore è alterato a livello biochimico da un’esposizione a radiazioni, la cellula iniziarà a incubare il cancro, durante un “periodo latente di carcinogenesi”, che dura da due a sessant’anni. Così un giorno, invece di una divisione cellulare in due cellule figlie secondo una procedura regolata, iniziaerà una divisione casuale, con una procedura senza controllo, in milioni e trilioni di cellule figlie, creando un tumore. Le cellule tumorali tendono ad essere molto invasive. Fuoriescono dalla massa cancerosa principale, invadendo i vasi linfatici in maniera microscopica, e viaggiano verso altri organi (fegato, ossa, polmoni, cervello, ecc.) dove crescono in un cancro secondario, o metastasi. In molti casi è difficile, se non impossibile, fermare questa crescita cellulare disordinata e anormale. In questo modo, una singola mutazione in un singolo gene può risultare fatale.

Si pensa che l’80% dei tumori che si registrano sia causato da fattori ambientali, mentre solo il 20% sia ereditato. Il cancro è sempre stato la piaga per l’umanità: si è riscontrato che alcune mummie egizie ne erano affette. Generalmente si ritiene che molti tumori, nel passato e nel presente, siano stati e siano causati da radiazioni ambientali. L’invecchiamento, ad esempio, espone le persone a crescenti dosi di radiazioni e agenti chimici carcinogeni, e per questo il tumore è generalmente una malattia della vecchiaia.

 

Veduta della città di Solnechny abbandonata dopo il disastro di Chernobyl.


Ognuno di noi è sottoposto ogni giorno a piccole dosi di radiazioni naturali presenti nell'ambiente che ci circonda: la dose media ricevuta dalle radiazioni naturali (radiazioni cosmiche e terrestri) dipende dalle condizioni geologiche e dall'altitudine e la dose assorbita dall'uomo può variare da 1 a 10 milliSieviert/anno (mSv/a). Queste radiazioni naturali non sarebbero tuttavia completamente innocue.

Infatti si stima che le radiazioni cosmiche sarebbero responsabili dell'l% del rischio totale di contrarre il cancro. Mentre, nel caso del Radon, gas presente nelle miniere di uranio, ma anche un po' ovunque nel terreno e anche nel 5% delle case americane, esiste una stretta correlazione con l'aumento del rischio di tumori al polmone. In particolare si stima che il Radon casalingo sarebbe il responsabile di 20.000 casi di morti per tumore polmonare all'anno. Nel caso invece degli effetti del Radon sulla salute dei lavoratori dell'Uranio, ricordo uno studio commissionato dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro e pubblicato nel 2007, che ha valutato più di 400.000 lavoratori nell'industria dell'Uranio in 15 paesi e che ha dimostrato un elevato rischio di cancro correlato con la dose di radiazioni assorbite. Soprattutto un elevato rischio di mieloma e di tumori al polmone.

Riguardo alle radiazioni emesse dalle Centrali Nucleari è stato imposto dalla Commissione Internazionale per la Protezione  Radiologica  che il limite massimo che il pubblico possa ricevere da un impianto nucleare sia di 1 mSv/anno al di  sopra del background naturale. Questo limite viene comunemente accettato, nonostante che gli standard di protezione radiologica assumano che ogni dose di radiazione, non importa quanto piccola essa sia, possa comportare un rischio possibile per la salute umana e nonostante sia ampiamente  riconosciuto che è consigliabile evitare l'esposizione di routine alle radiazioni ionizzanti a bassi dosaggi,  considerando che l'esistenza di una dose sicura di radiazioni è al momento sconosciuta. Gli effetti dei bassi dosaggi emessi dalle centrali  possono dipendere oltre che dal tipo di radiazione soprattutto dalla variabilità dell'individuo, relativa all'età, al sesso, allo stato di salute, all'interazione con altri fattori di rischio cancerogeno e soprattutto alla sua capacità naturale geneticamente determinata di instaurare una risposta biologica alle radiazioni.

 

Chernobyl, malformazioni genetiche imputate alle radiazioni
provenienti dalla carcassa della centrale nucleare.


Le norme sono molto più accomodanti per i lavoratori del nucleare, a cui si concede una dose 5 volte superiore. Un lavoratore del nucleare su cinque si prevede che svilupperà un tumore ricevendo questa dose “legalmente permessa” per un’esposizione di più di cinquant’anni. I lavoratori devono operare in aree che sono estremamente radioattive, esponendo i loro organi riproduttivi alle radiazioni. Poichè molti dei lavoratori del nucleare sono uomini, i geni mutati nei loro spermatozoi saranno ereditati dalla loro prole e passeranno alle generazioni future. Le poche donne che lavorano nel settore nucleare patiranno le stesse affezioni nel momento in cui i geni dei loro ovuli verranno mutati. L’industria nucleare però non può funzionare senza queste esposizioni pericolose, e c’è da chiedersi cosa accadrebbe se ogni operatore in ambito nucleare fosse adeguatamente informato sui pericoli biologici connessi al lavoro che fa.

 

In più, quando l’industria nucleare calcola come “accettabile” l’esposizione alle radiazioni per la popolazione, usa un modello standard corrispondente a un uomo in salute di 70 chili. Ma la popolazione è ben lontana dall’essere omogenea. Anziani, pazienti immunodepressi, bambini, e altri soggetti con malattie ereditarie specifiche sono molto più soggetti agli effetti dannosi delle radiazioni degli adulti in salute. Nel complesso, si prevede che circa quarantadue persone su cento sviluppino, per cause diverse, un tumore nella loro vita. I bambini nati da genitori che sono stati esposti a radiazioni sono soggetti a un alto rischio di sviluppare un cancro o la leucemia. E’ anche noto che alti livelli di radiazioni possono causare disturbi al cuore e ictus. L’incidenza del cancro negli adulti è in crescita , specie il tumore ai reni, al cervello e al fegato, il linfoma di Hodgkin (tumore maligno del tessuto linfatico) e il cancro ai testicoli. I bambini sono ugualmente soggetti a un’incidenza elevata dei tumori, in particolare al tumore al cervello, da quando si è iniziato a inquinare l’ambiente con agenti chimici cancerogeni ed elementi radioattivi. Ottomila differenti agenti chimici sono di uso comune, e ben pochi di essi sono stati testati per il loro potenziale cancerogeno. Gli elementi chimici e radioattivi tandono ad agire in sinergia negli organismi animali (ovvero uno potenzia l’effetto cancerogeno dell’altro).

 

Nikolai Yanchen, uno dei 600.000 “liquidatori” della centrale nucleare di Chernobyl.
Ha perso la gamba destra per il cancro.

 

Radiazioni emesse dai reattori atomici e Tumori:
Sono numerosi gli studi fatti in varie parti del mondo (USA, Spagna, Inghilterra, Germania, Canada, Svezia, Francia, Giappone.) che hanno considerato la relazione tra insorgenza di vari tipi di tumore e  vicinanza a centrali nucleari.
Le prime evidenze di una correlazione tra leucemia e installazioni nucleari risalgono al 1983, quando  si osservò che i bambini che abitavano vicino all'impianto di riprocessazione del combustibile nucleare di  Sellafield ( Inghilterra) sviluppavano leucemie. Dopo di allora ci furono molti altri studi epidemiologici che hanno dimostrato un aumento del rischio di contrarre la leucemia tra i giovani che vivevano vicino alle centrali nucleari. Così, nel 1986 è stato pubblicato uno studio in cui si dimostrava un incremento della leucemia  nei bambini che vivevano vicino all'impianto nucleare di Dounreay in Scozia.
Tra il 1987 e il 1989, altri studi inglesi riportarono un aumento significativo di leucemia in bambini sotto i 15 anni che vivevano entro le 10 miglia da impianti nucleari in Inghilterra e in Galles.
Nel 1992 in Germania si è evidenziato un incremento statisticamente significativo di leucemie infantili in bambini sotto i 5 anni che vivevano vicino ad alcune centali nucleari. Nel 1993 è stato effettuato uno studio sempre in Germania dove si evidenziava un aumento eccezionale di leucemia in bambini insieme ad un aumento significativo di leucemia negli adulti dopo l'apertura della centrale nucleare di Krimmel.

Nel 1995 è staro riscontrato un eccesso di casi di leucemia tra i giovani che vivevano vicino all'impianto di riprocessazione di La Hague. In tal caso è stata ipotizzata la causa nell'ambiente marino (sabbia con cui giocavano i bambini, pesci e frutti di mare) contaminato da radionuclidi emessi dall'impianto nucleare.
Tutti questi risultati hanno stimolato una lunga serie di studi con risultati molto controversi, tendenti a non riconoscere il fatto che le emissioni ionizzanti durante il funzionamento di centrali nucleari potessero aumentare il rischio di leucemie nei bambini, adducendo motivi di scarso valore statistico. Le dosi emesse dalle centrali sono in effetti molto inferiori a quelle ammesse dalla normativa per la sicurezza nucleare e si è cercato in ogni modo  di minimizzare gli effetti delle radiazioni sull'incremento riscontrato delle leucemie, imputando tale incremento ad altri agenti causali (inquinanti, virali etc.).

Per risolvere queste controversie il Governo Federale Tedesco nel 2003  finanziò  uno studio caso-controllo  commissionandolo all'Università di Mainz. Lo studio è noto come studio KiKK (Kinderkrebs in der Umgebung von KernKraftwerken = Childhood Cancer in the Vicinity of Nuclear Power Plants)-
Lo studio ha analizzato tutti i casi di tumore (1592 casi verso 4.735 controlli) e di leucemie (593 casi verso 1776 controlli) in bambini sotto i 5 anni che vivevano vicino a tutte le 16 centrali tedesche ed è riferito a un arco di tempo di 20 anni (dal 1980 al 2003). I risultati dimostrano in questi bambini per le Leucemie un incremento statisticamente significativo di 2,19 volte a una distanza dalla centrale di 5 km  e di 1,33 volte a una distanza di 10 km, con un effetto quindi inversamente proporzionale alla distanza, mentre per altri tumori solidi un incremento statisticamente significativo di 1,61 volte di tumori a una distanza dalla centrale di 5 km  e di 1,18 volte a una distanza di 10 km. Gli autori tuttavia non spiegano i motivi per cui le radiazioni emesse da un reattore normalmente funzionante, inferiori a quelle naturali (terrestri, cosmiche) potrebbero indurre leucemie o altri tumori nei bambini molto piccoli. La possibile spiegazione dei risultati viene invece fornita da un successivo studio inglese del 2009 che indica come causa dell'incremento di leucemie nei bambini  l'effetto teratogenico dei radionuclidi emessi dai reattori e incorporati dalla madre durante la gestazione. I tessuti ematopietici del feto e dell'embrione sono molto più radiosensibili di quelli dei bambini. La contaminazione progressiva dell'embrione e del feto nel grembo materno diminuisce con la distanza dalla centrale.

 

Minsk, asilo Novinki.
Bambini incapaci di camminare.
RADIAZIONI ORDINARIE EMESSE DALLE CENTRALI NUCLEARI

 

Prima di considerare gli elementi radioattivi che sono rilasciati dal ciclo del combustibile, dobbiamo definire i tipi di radiazioni che emettono e il genere di danno che possono arrecare alle cellule. Ogni elemento radioattivo, o isotopo, è unico nelle sue proprietà fisiche e ha un’emivita (tempo di dimezzamento di un isotopo radioattivo definita come il tempo occorrente perchè la metà degli atomi di un campione puro dell’isotopo decadano in un altro elemento. L’emivita è una misura della stabilità di un isotopo: più breve è l’emivita, meno stabile è l’atomo) specifica. Per esempio lo iodio 131 ha un’emivita di otto giorni; in otto giorni perde metà della sua radioattività, in altri otto giorni decade ulteriormente a un quarto del potenziale radioattivo originario, e così via. E’ consuetudine moltiplicare un’emivita per circa venti se si vuole calcolare il tempo per il quale un particolare isotopo trattiene la propria radioattività. Nel caso dello iodio 131, la sua vita radioattiva è quindi di 160 giorni, o ventitre settimane.

Interazione con la materia:
radiazioni Alfa, Beta e Gamma.


Alcuni isotopi creati in un reattore nucleare hanno una emivita molto breve (meno di un secondo) e alcuni altri molto lunga (milioni di anni). Questi isotopi emettono anche diversi tipi di radiazioni. Molti emettono radiazioni gamma, che sono simili ai raggi X, e infatti sono in grado di attraversare il corpo umano. Ciò non rende un corpo radioattivo, ma nel momento in cui attraversano il corpo, si può generare una mutazione dei geni riproduttori o regolatori. Altri isotopi emettono radiazioni alfa, una particella composta di due protoni e due neutroni espulsi da un nucleo atomico instabile. L’industria nucleare ha sostenuto che le radiazioni alfa non sono pericolose perchè non percorrono lunghe distanze, e possono essere bloccate da un pezzo di carta. Allo stesso modo non sono in grado di penetrare lo strato di cellule morte nella pelle umana o epidermide per danneggiare le cellule vive. Però, se entrano nel corpo attraverso il tratto gastrointestinale o se vengono inalate nei polmoni, entrano a diretto contatto con le cellule vive e, in questo modo, diventano estremamente mutagene. Altri isotopi emettono radiazioni beta, che sono composte da un elettrone espulso da un nucleo instabile. Le radiazioni beta viaggiano più lontano delle alfa perchè sono più leggere. Sono potentemente mutagene e cancerogene.

 

Minsk, asilo Novinki.
Un bambino affetto da hydroencephalitis
(infiammazione del cervello).


 

Un bambino deformato, abbandonato dalla madre,
proveniente dal distretto di Chernobyl.

Le radiazioni emenate dagli isotopi sono insidiose e criptogeniche (nascoste). Diversi elementi radioattivi sono in grado di incorporarsi in specifici organi del corpo umano. Per esempio, se si inala un milionesimo di grammo di plutonio in grado di emettere radiazioni alfa, un piccolissimo volume di cellule nei polmoni verrà irradiato a causa della piccolissima distanza percorsa dalle radiazioni stesse che, essendo letali, uccideranno molte delle cellule che cadono nel loro campo. Le radiazioni però decrescono proporzionalmente al quadrato della distanza che hanno percorso, dunque le cellule periferiche al campo radioattivo rimarranno vitali. Alcune di loro però subiranno sicuramente mutazioni nei loro geni regolatori, e successivamente svilupperanno un tumore.


Ci sono molte strade per arrivare all’esposizione a radiazioni di produzione umana provenienti dall’industria nucleare. Una dose relativamente piccola ma significativa di radiazioni viene rilasciata su base giornaliera nell’aria e nell’acqua nel corso dell’estrazione, raffinazione e arricchimento dell’uranio destinato a diventare il combustibile per generare energia nucleare.
In più, una centrale nucleare non può operare senza rilasciare ordinariamente della radioattività nell’aria e nell’acqua attraverso le sue normali operazioni. Alla fine, e questa è la cosa più agghiacciante, le fuoriuscite di una quantità sempre maggiore di radiazioni sono considerate normali dall’industria nucleare.

 

Bielorussia, Alexandra, 9 anni, con suo padre Vitalia Gomel.
Ha un difetto dalla nascita chiamato hydrocephalus.
La famiglia vive nella zona di cadere la catastrofe di Chernobyl.

 

Le foto e le relazioni scientifiche di questo articolo sono state reperite sulla rete, e da quanto ho potuto leggere sono presenti da anni su vari siti e blog facilmente raggiungibili e indicizzabili dai motori di ricerca, ma scarsa comunque sembra essere l'interesse della maggioranza della gente a tale argomento. Non mi chiedo il perchè, spero solo che quanto sopra possa darvi uno scossone e magari contribuire a dare un Futuro a mio figlio.

Last modified on Mercoledì 22 Giugno 2011 08:01

1 Comment

  • Comment Link Coltin Venerdì 25 Novembre 2011 07:19 posted by Coltin

    Good to see a telant at work. I can't match that.

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