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Salute e Benessere

L’otto settembre di 5 anni fa ci lasciava Mike Buongiorno, il pioniere e signore dei quiz della televisione italiana. Una carriera durata oltre 60 anni che l’ha visto protagonista insieme ai vari Corrado e Raimondo Vianello del piccolo schermo. Mike capace di inventare il format dei quiz televisivi: La ruota della fortuna, Lascia o raddoppia,  Rischia Tutto, poi i programmi su Mediaset, infine su 109Sky  dove non ha fatto in tempo a condurre Risktutto.  Ovviamente Mike Buongiorno è stato uno dei presentatori protagonisti a San Remo per svariate edizioni. Proprio oggi in suo onore su Mediaset Extra andrà in onda Giornata Mike, una vera maratone in TV dove potremo vedere alcuni dei suoi successi nel piccolo schermo. Servizi e speciali saranno proposti già dal mattino dai programmi Mattino5, Pomeriggio 5 insieme a  Barbara D’Urso.

Qualche giorno fa Fiorello ha voluto raccontare qualche inedito divertente di Mike e dell’affetto che prova ancora per il presentatore a 5 anni di distanza dalla sua morte. Lo show man siciliano e Buongiorno avevano condiviso insieme gli ultimi spot di Infostrada. Tra l’altro da poco su Rai 3 in prima serata è andata in onda una interessante intervista a Mike Buongiorno di qualche anno fa, dove il presentatore ha raccontato della sua esperienza vissuta in prima persona della Seconda Guerra Mondiale, quando fu carcerato nella prigione di San Vittore sino ad essere deportato nei campi di concentramento ai confini con l’Austria, poi finalmente la liberazione. Qualcuno parla di Gerry Scotti come l’erede di Mike , ma il conduttore ha precisato che nessuno potrà mai essere come Mr Allegria!

Mercoledì 09 Ottobre 2013 13:44

Wikileaks: Il quinto potere

Written by Palmiro Neri

Cresce l'attesa per 'Il quinto potere' di Bill Condon, il film che racconta la nascita di Wikileaks, l'organizzazione no-profit fondata dal giornalista australiano Julian Assange (interpretato dal britannico Benedict Cumberbatch) nel 2006 e l'impatto che ha avuto a livello mondiale con la divulgazione di milioni di documenti classificati segreti.

Attesa non priva di polemiche. Proprio Assange non e' contento del film e, dopo aver letto la sceneggiatura, l'ha definita a riprese ancora in corso, ''un massiccio attacco di propaganda contro Wikileaks e le personalita' del mio staff''. Secondo il regista Bill Condon, invece, ''non vengono prese le parti di nessuno''.

wikileaks1


'Il quinto potere', coprodotto dalla Dreamworks, ha usato come fonti principali i libri 'Inside WikiLeaks' di Daniel Domscheit-Berg (interpretato da Daniel Bruhl), ex membro di primo piano dell'organizzazione, da lui lasciata per contrasti con l'attivista australiano, e 'Wikileaks. La battaglia di Julian Assange contro il segreto di stato' dei giornalisti inglesi David Leigh e Luke Harding.

Tra le scene del film piu' criticate da Assange, c'e' quella in cui si alluderebbe al fatto che l'Iran avrebb
e costruito una bomba atomica, circostanza secondo lui smentita dai report dell'intelligence americana. La sequenza, pero', ha precisato all'uscita del trailer ufficiale l'ex portavoce di Wikileaks, Birgitta Jonsdottir (interpretata da Carice Van Houten), ora membro del Parlamento islandese, sarebbe stata eliminata nella nuova versione della sceneggiatura di Il Quinto Potere, che ha nel cast, fra gli altri, anche Stanley Tucci, Laura Linney, Anthony Mackie e David Thewlis.film_quinto_potere

Condon inoltre, in un'intervista a Yahoo movies, ha sottolineato che Assange, pur avendo negato a Cumberbatch la possibilita' di incontrarlo, proprio per non avallare il film, avrebbe mantenuto con lui un dialogo attraverso le email, durante le riprese. Per il regista ''questo e' un film che presenta i diversi aspetti di vari temi, ma quando si parla di Wikileaks, e' soprattutto una celebrazione delle incredibili, in qualche modo nobili idee da cui e' nato, e dell'idealismo che rifletteva, soprattutto all'inizio''. Anche per Cumberbatch il film non vuole demonizzare Assange, anzi ''probabilmente ho umanizzato qualcuno a cui molte persone pensano solo come a un titolo di giornale. E' una figura straordinaria. Il film e' stata solo l'occasione di provare a svelare un po' di chi sia e di cosa lo motivi''.

wikileaks-locandina

Mercoledì 10 Luglio 2013 10:43

Man of Steel

Written by Obi Wan Kenobi

Sono davvero pochi gli elementi che fanno la differenza nell'adattare una storia per il grande schermo, questi, diventano essenziali nel momento in cui ci si trova a lavorare all'ennesimo adattamento della stessa, in questo caso per la terza volta. La fonte originale, poi, non ha certo bisogno di delucidazioni e/o approfondimenti essendo ben nota e conosciuta da tutti. Per abitudine non considero i remake degni di nota, ancor meno i cosiddetti reboot e tuttavia quando iniziarono a circolare voci su di un possibile interessamento di Singer relativamente a Superman, rimasi deluso principalmente perché  si sarebbe trattato di un reboot e poco importava che vi fossero in qualche modo dei riferimenti ai primi due film in una sorta di forma conservatrice e quasi omaggio al lavoro di Donner. In effetti io considero la prima quadrilogia di Superman interpretata dall'ottimo Reeve una prima base, uno zoccolo duro che deve rappresentare non qualcosa di inamovibile ma un punto di partenza, una ispirazione, guardando ad essa come un valido bagaglio di know-how da cui, auspicabilmente, poter procedere oltre e possibilmente migliorare l'esperienza futura. Se da un certo punto di vista sotto l'aspetto stilistico e produttivo Superman Returns di Singer diventa in qualche modo accettabile è necessario sottolineare come in fondo, alla fine, le aspettative vengano in qualche modo tradite.

Gli elementi della quadrilogia iniziale (da molti non riconosciuta nella sua integrità di quattro film e quindi nemmeno considerata tale) tralasciando alcuni elementi risibili delle varie produzioni, soprattutto quelle successive alla prima, si reggono indubbiamente sul personaggio che resta solido, sia perché è solida l'interpretazione di Reeve, sia dall'approccio interpretativo profuso sia perché lo stesso attore aveva in se un carisma davvero impressionante. Le vicissitudini che portarono Donner ad abbandonare causarono le conseguenze che tutti conosciamo e altresì guardando all'aspetto realizzativo invece i limiti imposti dall'epoca hanno poi originato una serie di cliché riportati di volta in volta nei film successivi. Non posso affrontare Man of Steel senza soffermarmi su tutto ciò che cinematograficamente abbiamo visto e in qualche modo ricevuto sino ad ora sul kryptoniano più famoso. Superman datato 1978 affrontava il pubblico con un teaser tanto essenziale quanto effettivo, una soggettiva aerea attraverso banchi di nubi per alcuni secondi ed una semplice didascalia, "crederete che un uomo possa volare". Una produzione stratosferica ed un cast stellare contribuirono ad un successo mondiale. La grande rivelazione fu Christopher Reeve e la stessa storia da molti oggi considerata abbastanza semplice diede tessuto connettivo alle immagini e, per una volta, la trasposizione dalle strisce allo schermo funzionò perfettamente. Seguirono altri tre film con numerose pecche narrative e produttive ma a dispetto dei detrattori il successo seppur in modo meno eclatante rimase, consolidando l'icona Reeve/Superman. Singer forte dell'ottimo successo di X-Men scelse di seguire una strada ibrida, una sorta di continuazione ideale al lavoro di Donner, ammodernando la continuity (forse troppo) ed inserendo degli aspetti visuali che grazie alla moderna tecnologia contribuiva a rendere spettacolari alcune sequenze traendo ispirazione direttamente dalle stesse tavole disegnate. Sono molti i fattori che hanno contribuito al non successo di questa ennesima trasposizione.

Prima di tutto consideriamo gli elementi essenziali di una storia di origine, rimarcare i film di Donner, attenzione ho detto i film, nei loro tratti essenziali porta una sensazione di dejà vu che non sempre è piacevole. Anche marcare l'interpretazione di Routh per renderla molto simile a quella del compianto Reeve non aggiunse nulla e considerando la collocazione cronologica della storia la scelta di un cast molto giovane non aiutò molto in questo senso. Anche la scelta di Luthor e della sua ossessione per la speculazione terriera rese in effetti la storia già incredibilmente poco originale. Nell'ottica di una trasposizione fedele di un fumetto, la cosa importante è attenersi a pochi dettagli, ma questi pochi dettagli e la loro fedeltà risultano essere gli elementi caratterizzanti un successo da un flop. Infine aver dato per scontato che tutti conoscano i film di Donner, ha strutturato questa storia con alcuni punti oscuri per i fan più giovani. Attenzione, molte interpretazioni sono sicuramente nella media e tuttavia difficilmente Superman Returns sarà ricordato se non per essere il quinto film sull’icona creata da Siegel & Shuster. Dopo questa breve premessa passiamo al film di Zach Snyder. Il concetto fondamentale è quello di rendere finalmente giustizia al più importate ed iconografico degli eroi DC, Superman. Chi ha visto i lavori di Snyder non può che riconoscerne la bontà e l'impegno realizzativo. L’innato approccio visuale e la combinazione delle varie tecniche disponibili per catturare al meglio l’essenza e la dinamicità. Il primo elemento da considerare è  quello secondo il quale questo nuovo film possa in qualche modo essere considerato un valido reboot. L’azione di questa prima avventura copre le origini del nostro eroe con una discreta prefazione relativa a Krypton, nei primi anni 80 John Byrne, riscrisse il personaggio di Superman, attualizzandolo e settando delle nuove regole. L’essere pressoché invincibile viene drasticamente limitato nei poteri e nella resistenza inoltre si approfondisce la mitologia di Krypton come anche la doppia figura paterna e per coloro di voi abbastanza curiosi da leggere il “Man of Steel” di Byrne, le soprese di certo non mancheranno. Anche qui i mutamenti operati da Byrne non incontrarono il mio favore ma sono del resto sofismi. Il passo successivo fu la prima Crisi che tentò di fare e dare un po’ di ordine nel grande e confusionario universo DC, in fin dei conti lo sforzo può essere considerato apprezzabile ma gli stravolgimenti non sono mai forieri di buone nuove. Basti pensare al pasticciaccio fatto con Dick Grayson ma questa è un’altra storia. Lo spettatore si troverà ad osservare una volta tanto un uomo, l’eroe, il retaggio, il rapporto tra i padri e il figlio, perché tanto profonda è la figura di Jor-El (Russell Crowe) quanto ugualmente intensa è la figura di Jonathan Kent (Kevin Kostner). Entrambi gli attori forniscono performance incisive e degne di nota seppur diverse e a volte in aperto contrasto, questo dualismo sarà sempre presente e questo se non altro è indice di un approccio e di una ricerca un po’ più approfonditi. I più attenti ed allenati riconosceranno come fonti ispiratrici per questo film e non solo stilistiche ma anche relativamente ai testi celeberrimi filoni narrativi come All-Star Superman e Kingdom Come e Birthright. Anche la fortezza della solitudine, utilizzata qui è frutto di varie interpretazioni, non è un concetto così estremo soprattutto considerando che i neofiti non avranno alcun problema al riguardo, ma va! Nelle prime storie ricordiamo anche che Superman fosse incapace di volare ma similarmente ad Hulk effettuava enormi salti. Un plauso per questa caratterizzazione, seppur breve nello sviluppo dell’acquisizione e della consapevolezza da parte di Kal-El dei propri poteri sulla terra.

L’attenzione è sempre focalizzata sui personaggi e il loro approfondimento si concede alcune piccole digressioni. Trovo del tutto sottovalutata al punto da chiedermi se effettivamente ci fosse bisogno di Perry White, uno stanco e oltremodo largo Fishburne. Essendo questa una storia di origine, Clark non è ancora il cronista d’assalto che siamo abituati a vedere, gli stessi meccanismi ed iterazione con Lois Lane devono essere ben oliati. Anche la figura di Lois lane, l’attrice Amy Adams mi lascia un po’ perplesso inoltre la sua iterazione con Jor-El fa parte di quel filone narrativo che a me non entusiasma particolarmente perché mi rimanda all’universo molto libero ed allargato della serie Smallville che non mi è mai piaciuta. Fondamentalmente questa è una storia di crescita e di acquisizione di consapevolezza e lo avrete capito responsabilità, ciò che Kal-El impara e come mette in atto gli insegnamenti ricevuti relazionandosi con il genere umano e con i suoi simili. Come detto i più attenti noteranno un minimo accenno di continuity DC, leggendo per esempio il nome Wayne in una davvero altolocata posizione inoltre anche il logo Lexcorp fa la sua interessante apparizione. Piccole note interessanti sono disseminate narrativamente parlando, molto acuto il riferimento al simbolo “S” come detto precedentemente molte sono le storie dell’uomo d’acciaio da cui ci si è ispirati. Potrei soffermarmi sul design del costume ma di fatto è impossibile accontentare tutti, ognuno ha in testa la propria concezione relativa. Certo rispetto alle prime anteprime e bozzetti grafici la resa cromatica è stata alterata un po’ per risultare meno cupa, i colori sembrano un po’ più accesi. Stilisticamente non vi è nulla da eccepire, maestosa l’introduzione, l’utilizzo di molte camere “a mano” per molta parte delle sequenze caratterizza ancor di più la già stravagante regia di Snyder, questo potrebbe essere un deterrente alla visione ed effettiva fruibilità del 3D ma visivamente funziona egregiamente in 2D, io mi baso sulla versione che ho visto in 2D. il regista riesce pur con non qualche pecca a rendere l’idea delle forze in gioco soprattutto quando i kryptoniani decidono di rimodellare parti più o meno vaste e variegate del pianeta.

Inutile ricordare che in fatto di animazione ci si trova allo stato dell’arte per uso di moduli fisici, vincoli ed interazioni. Questo è molto apprezzato anche da un occhio attento che spesso tenta di  trovare imperfezioni e/o pecche. Il più delle volte risulta un esercizio inutile ma se di pecca trattasi va da ricercarsi nell’approccio creativo e non nella sua realizzazione. Dinamicamente parlando gli effetti digitali sono più che adeguati e del resto non si è badato a spese e del resto cotanta prodizione non può aspirare a nulla di meno e sino a questo momento il botteghino conferma ogni cosa. Il film si sviluppa in poco più di due ore eppure non posso afre a meno di notare alcune cadute di ritmo, troppa discontinuità forse tra le scene di climax e quelle invece introduttive. Come detto non è un film perfetto ma ad avercene di film come questo. Una piccola nota devo aggiungerla, non posso non affrontare quello che è senza dubbio un punto focale e cruciale del film. È un’azione, l’azione che Superman decide di compiere nei confronti di Zod, azione risolutiva e incontrovertibile. Lo uccide. Qualunque fan dell’uomo d’acciaio sa che Superman non uccide, in questo senso un parallelo lo si può ritrovare con Wayne, proprio perché Kal-El sente su di sé l’enorme peso della responsabilità che è data dalla sua condizione di alieno, unico (o quasi) superstite di un intero mondo, comprende ancor più il valore immenso della vita, di quanto questa debba essere preservata e protetta qualunque sia l’essere vivente. L’uccisione di Zod posso interpretarla solo in un modo. In effetti questa è l’azione compiuta da Kal-El prima di essere e divenire l’eroe che tutti conoscono, diviene l’icona ben conosciuta solo dopo un lungo percorso e in questo senso, l’articolata crescita fisica ed emotiva mostrata in questa sua nuova storia lo caratterizza a tal punto da poter giungere unicamente a questa conclusione. La morte di Zod per mano di Kal-El è sicuramente un atto che allontana da questo film la perfezione se mai una perfezione possa essere ancora riscontrata in un’opera di questo genere. Va da sé inoltre, tanto per citare, un riferimento alla morte per mano dell’uomo d’acciaio esiste negli annali, basta leggere dalla serie Exiles e precisamente il numero 22, posso anche aggiungere che questa caratterizzazione sia anche frutto di un lungo processo analitico, per sua stessa ammissione il regista chiarì che Superman sia il punto focale dell’universo DC, è senza dubbio un primo mattone solido sul quale ricostruire cinematograficamente la mitologia che molti conoscono attraverso i fumetti. Come nota di folklore, Zod inoltre, detiene un primato assieme a Doomsday, se questo nome non vi dice nulla mi sembra inutile che andiate al cinema in ogni caso, ovvero quello di aver fratturato le ossa di Superman. Doomsday viene annichilito dall’entropia dell’universo mentre come detto Zod perisce per mano di Kal-El. Stando ad alcune indiscrezioni per stessa affermazione di Snyder vedere la storia singolarmente più venduta al mondo sul grande schermo come sequel, non è proprio da escludersi (non avete idea di cosa parli non importa è a questo punto della recensione completamente inutile), vedremo come la situazione evolverà.

Due appunti bisogna comunque aggiungerli, la prima è relativa al termine “reale”, quando qualcuno per promuovere il proprio prodotto cita il fatto che in questo caso si sia scelto un approccio reale per la trasposizione di una storia a fumetti mi vien da ridere. Abbiamo visto il realismo di Nolan cosa abbia comportato con il Batman. La seconda è relativa alla colonna sonora. In Superman returns Ottoman riprese Williams a mio modesto parere pasticciando il tutto, le parti davvero identificative erano quelle classiche chiaramente di Williams. In Man of Steel la mancanza della fanfara classica, opera di John Williams si sente, inutile negarlo, trovo il commento sonoro creato da Zimmer sia valido ma che resti poco identificativo e non brilli per incisività è lapalissiano. Quanto creato da Zimmer, ottimo compositore per altro, influenzato forse più dalla moda del momento per le sonorità al limite dell’elettronico accompagna le immagini ma fallisce nell’essere iconografica, identificativa e propedeutica all’eroe. Forse sono puntiglioso al riguardo o forse essendo stato il tema di Williams il primo di un certo livello ad essere legato a Superman ecco che il confronto con il resto risulta impari. Probabilmente azzeccando anche la colonna sonora questo film sarebbe stato davvero innegabilmente valido. Ci si può accontentare ma John Williams è tutta un’altra cosa. Esiste(va) solo un regista capace di film perfetti, sgombriamo subito il campo da qualsiasi dubbio, con grande rammarico e non solo mio, questo regista non potrà più realizzare film, quelli da lui realizzati restano ad memoriam, irraggiungibili, lontani e perfetti, Man of Steel, non è un film perfetto e tuttavia a considerarlo primo passo verso un universo più vasto gli aspetti positivi surclassano di gran lunga quelli negativi. La produzione di Nolan si limita fortunatamente  nei danni, dopo l’ultimo deludente episodio sul Cavaliere Oscuro che presumo non vedremo così presto in un nuovo film, Man of Steel può finalmente rivendicare la giusta attenzione. Goyer si è sicuramente impegnato, scrivendo una storia articolata, sin troppo duale forse e sin troppo legata all’archetipo del block buster e in questo la struttura risente del ritmo non sempre fluido e uniforme. Man of Steel resta il migliore approccio recente alla storia di un eroe. Non posso giudicare questo film rispetto a quello di Donner perché troppo differenti. Cavil è sicuramente il migliore Clark attuale, Reeve resta sempre il miglior Superman. Godetevi il film!

 

Mercoledì 05 Giugno 2013 09:56

Fast & Furious 6

Written by Obi Wan Kenobi

Torna ancora una volta e per l’ultima volta il regista Justin Lin alla direzione dell’ennesimo capitolo del franchise più camaleontico che si ricordi, F&F6. Dopo il terzo episodio caratterizzato dall’alquanto puerile avventura dai toni orientali, molti avrebbero scommesso sulla morte annunciata del rigenerato filone motori/pupe oppure se ne sarebbero ben guardati dal farlo. Straordinariamente, alquanto straordinariamente aggiungerei, si è riusciti in ciò che normalmente viene tranquillamente ignorato dalle varie produzioni, cambiare attitudine, rinnovare la storia ed i contenuti, ispessendo la trama e aggiungendo quanti più personaggi ed elementi possibili in modo da avere un mix davvero eterogeno ma allo stesso tempo esplosivo.

fastandfurious6 Sino ad ora le scelte effettuate sono state premiate dal botteghino ed è inutile nascondersi, se un film incassa non importa come effettivamente sia.  Linn recupera il cast ampliato per così dire, si era già consapevoli del ritorno di Letty sin dal film precedente e anche in questo come consuetudine vuole sappiamo già il volto ed il nome del nuovo e cattivo trasportatore, non lo sapete ancora non importa lo vedrete da soli e non starò qui ad elucubrare sulla nuova fenomenale aggiunta al cast di Jason Statham tranne per il fatto che solo una cosa faccia più rumore di un personaggio interpretato da Statham e cioè che il personaggio in questione sia un cattivo cattivo. Ora, mi sembra chiaro e lapalissiano, che, non ci si debba aspettare da un film di questo tipo, contenuti profondi più di una vaschetta porta cenere e dall’altra parte nulla di meno che una fantasmagorica profusione di azione ed effetti speciali con delle citazioni brutali di tanto in tanto e, poco importa, se a volte non si considerano cose come come la forza di gravità. In fondo DUH questo è un benedetto film e quindi c’è solo da sedersi (se ci si è decisi) e gustarsi lo spettacolo. Devo dire ad oggi che questo sia il miglior film visto di quest’anno. Apprezzo inoltre molto di più la svolta narrativa intrapresa e sino a che i protagonisti annoverano The Rock e Diesel, difficilmente i fan resteranno delusi e i neofiti storceranno il naso.

Il cast di questo nuovo sesto capitolo comprende, in ordine sparso e senza particolari preferenze: Vin Diesel, Paul Walker, Dwayne Johnson, Jordana Brewster, Rita Ora, Michelle Rodriguez, Tyrese Gibson, Sung Kang, Gal Gadot, Ludacris. Luke Evans, Elsa Pataky, Gina Carano, Clara Paget, Kim Kold. Mentre tutta la gang si gode il meritato riposo (ed i milioni) ecco che si ripresenta a l’agente Hobbs che coinvolge l’intera gang di ladri su/delle quattro ruote, in una missione che potrebbe redimerli in parte o del tutto. Ciò che conviene notare, o meglio, ciò che salta subito agli occhi non è tanto quanto sia strabiliante ogni duello in corsa, l’uso di un carro armato come se fosse l’auto della domenica o l’incredibile concentrazione di fortuna che i cattivi hanno (che poi ora sono i buoni mentre i cattivi cattivi restano sempre i cattivi), quanto invece l’inconsueta garrulità di Toretto che, diciamo così, non interpreta proprio il tipo che fa della lingua e del buon senso filosofie proprie di vita.

Il maggior vantaggio di avere un cast di co-primari così ampio è anche il maggior difetto di un film, è necessario infatti regolare le varie storie e dare a ciascuno di essi abbastanza spazio per essere notato. Non intendo dire che tutto debba essere centellinato ma spesso esercizi di questo tipo portano come risultato una lunga serie di scene che pur attingendo ed essendo parti integranti della medesima storia non ne compongono alla fine una. Qui il risultato è accettabile in fin dei conti non mi aspettavo certo il Macbeth. Dal punto di vista degli effetti visivi e della dinamicità, ogni situazione è resa al meglio, forse il meglio non è inteso a favore dello spettatore, il continuo montaggio esasperato e l’utilizzo di tutte le angolazioni possibili ed immaginabili soprattutto durante i momenti di corsa in auto non accrescono l’appeal ma secondo me alla fine impediscono quel legame con i vari personaggi che durante la visione (sia in caso di simpatia che antipatia) lo spettatore crea. Il continuo cambio di soggettiva alla fine risulta essere una mera distrazione, del resto non c’è mica Bay dietro la macchina da presa. A proposito di effetti visivi davvero strabiliante come Diesel sia talmente pompato da rivaleggiare con The Rock, in ogni caso anche qui nulla di nuovo. Aggiungerei anche che se la riscrittura della formula ha dato i suoi risultati nel quinto capitolo qui si ha come l’impressione di un dejà vu, probabilmente perché sia necessario andare oltre, rendere ogni situazione davvero esasperata per poter superare quel limite ideale stabilito dalla precedente storia. La profusione di effetti speciali vende e rende ogni scena in modo adeguato, se gli incassi si confermeranno allora il settimo episodio della saga potrebbe essere anche un outsider, solo il tempo lo dirà.

Che abbiate o meno idea di come dinamicamente una storia possa o meno funzionare sul grande schermo è ininfluente quando si è arrivati al sesto capitolo, quando si richiamano tutti i protagonisti anche facendoli risorgere e quando coloro che vivono la/nella storia sono in grado di distruggere praticamente ogni cosa senza sudare nemmeno poi tanto ci si rende conto di quanto si possa in fondo trascendere anche se solo cinematograficamente parlando. Sicuramente questo film (sesto per chi ancora avesse dei dubbi) nella serie è diretta conseguenza del precedente e non solo per una faccenda squisitamente cronologica, continua infatti la nuova formula che tanto successo ha ottenuto in Fast 5. Sicuramente la conferma di Dwayne Johnson aggiunge un forte carisma, la storia ne trae grande beneficio e anche questo è chiaro, essendo sorretta da The Rock e Diesel che nonostante tutto si trova ad interpretare uno dei ruoli a lui più congeniali. Tutto il resto viene da sé. Durante tutti i quasi 130 minuti, se siete appassionati di film come questo, non avrete modo di trovare nulla da rimarcare mentre, se questa storia della famiglia allargata e delle leggi improbabili applicate allo/dello/nello spazio non vi vanno giù, avrete ben 130 minuti di veri e propri spunti di/e vere e varie lamentele. Pensateci bene prima di impegnare il vostro tempo ed il vostro denaro. I soliti avvisi ricordano che vi sia della violenza, tuttavia, sto sempre qui a rimarcare il fatto che al di là di ciò che possiate pensare questo è un film per famiglie e con questo non altro da aggiungere sull’argomento.

In attesa quindi, dell’ennesimo capitolo, il settimo, godetevi senza pretese (ma non per questo il godimento sarà in chiave minore) questa adrenalinica ed altamente ricca di ottani sciarada, luoghi comuni, spasso e belle curve (che non debbono mai mancare) e non solo in riferimento alle auto. I detrattori di questo film non dovrebbero nemmeno impiegare del tempo a decidere se guardarlo o meno, mi sembra ovvio  e scontato  che questo genere si ami o si odi senza eccezioni e voglio proprio vedere adesso chi accuserà questo film di sessismo, intendiamoci ce ne sarebbero tutti i fondamenti ma si sa, l’uomo nelle proprie pretese spesso risulta essere puerile e con “uomo” intendo genere umano. Certo, la Carano che spacca le corna a Diesel sarebbe valsa da sola il prezzo del biglietto ma meglio restare nel politicamente corretto e quindi benzina, testosterone, gas di scarico, NOS, femmine di latta e altre altresì succinte in carne ed ossa, puzza di catrame bruciato e gomma squagliata sono di nuovo il vostro pane  per poco più di due ore, fatevene una ragione!

Venerdì 10 Maggio 2013 07:58

Iron Man 3

Written by Obi Wan Kenobi

Ormai giunti alla fase due, in un universo ormai acquisito (o quasi, lo vedrete in seguito), con i crossover che hanno sempre caratterizzato la Casa delle Idee, con una grande storia da raccontare (sulla carta) e soprattutto con un avversario, la nemesi per eccellenza, degno di cotal nome (o almeno così sembrava), l’uomo di latta, eccentrico miliardario e genio visionario più famoso, Audi munito, ritorna per scrivere il terzo capitolo delle sue avventure, ultimando così, una delle migliori trilogie sui supereroi mai create nonostante tutto, certo, migliore anche di quella di Nolan sul Batman. I fatti sono ineluttabili ma devo nonostante tutto ritornarvi. Nolan delude fortemente con un terzo atto debole come è debole la figura dell’eroe che prova a ritrarre, affrontandolo quanto più realisticamente possa essere realizzato, fallisce perdendosi nel suo stesso labirinto. Non esiste un modo per accontentare tutti quanti ma, lavorare su di un adattamento è una cosa quanto mai delicata soprattutto se la fonte è un fumetto e quanto più questo sia conosciuto, diffuso e famoso tanto più le aspettative risulteranno essere alte. Spesso si cade precipitevolissimevolmente ma con un miliardo incassato a chi vuoi che importi. Sfortunatamente tutto questo non basta e anche nel caso di Iron Man questo, dei tre, è l’episodio più debole per moltissimi motivi. Analizzerò tutti gli aspetti ma senza dubbio posso già affermare che quelli negativi siano di gran lunga più prominenti e questo è un vero peccato.

Siamo come detto nella Fase due, i Vendicatori sono a riposo (anche se solo momentaneamente), mentre si avvicina il momento del Winter Soldier (e non specifico altro a riguardo), il più importante dei loro membri, ha sempre qualcosa da fare, se non altro, la progettazione di una nuova armatura. Accompagnato dalla sempre fedele Pepper, una Gwyneth Paltrow, forse qualcosa più di fedele e da Jarvis (Bettany sempre al top), Stark interpretato egregiamente ancora una volta da Robert Downey jr., ad oggi forse la migliore scelta come interprete per un doppio ruolo da supereroe dopo l’inarrivabile Christopher Reeve, si trova ad affrontare finalmente la sua nemesi, il  Mandarino caratterizzato (vedremo come) da Sir Ben Kingsley. Stark deve fronteggiare le conseguenze degli eventi che noi tutti conosciamo e la sua stessa possibile distruzione non prima di un approfondimento introspettivo, quasi un ripasso di se, cronologicamente situato nel non tanto immediato passato. Precedentemente vi son stati accenni, seppur minimi (è un film per tutti e soprattutto per il pubblico giovane) a filoni narrativi come “Demon in a bottle”, qui assistiamo agli effetti della traumatica esperienza extra dimensionale di Stark, alla sua indole combattuta, alle chiare implicazioni delle scelte che è portato a fare e lo vedremo anche affrontare e risolvere il quesito più importante e cioè se sia l’uomo a fare l’armatura o l’armatura a far l’uomo. Con cotali premesse mi aspettavo ben altri risultati da questa trasposizione cinematografico-visiva. Le speranze dei veri appassionati vanno in pezzi alla visione di codesto film e per questo motivo ecco di seguito tutti i pezzi che proprio non vanno.

Pezzo uno: L’armatura. Nulla da eccepire sugli effetti pratici e digitali che caratterizzano ed articolano Iron Man. Ogni dettaglio è perfetto, molto difficile distinguere un effetto pratico da uno digitale, lo standard è andato continuamente aumentando nell’arco dei tre film e questo è anche indicatore della qualità profusa dalla produzione. Il potere economico della Disney c’è e si vede. Le prime discrepanze tuttavia le si incontrano a livello narrativo. Precedentemente durante lo scontro con Thor si è potuto constatare il livello di durabilità dello chassis, anche se questo scontro nell’universo fumettistico sarebbe terminato in tutt’altro modo, sul grande schermo Iron Man tiene agevolmente testa persino al dio Asgardiano senza sudare troppo. Gli sceneggiatori si presero una bella licenza e pensavo che all’epoca questa fosse una grande pecca. Oggi sono costretto a ricredermi perché, quella di allora, è nulla in confronto a ciò che hanno combinato qui, tutto è rimesso in discussione e lo si evince dal nuovo livello di resistenza impostato questa volta che è praticamente nullo. Va bene tutto ma la drammaticità può essere ricreata in altri modi, un giorno l’armatura resiste al martello di Thor, il giorno dopo un soldato extremis (su questo termine stenderei un ulteriore velo pietoso) la accartoccia come carta argentata. Nulla da eccepire sul design, nell’approccio tecnologico dell’armatura per tutto il tempo che è presente sullo schermo, certo non è molto ma le integrazioni bondiane nella trama non sono disdicevoli. Il reparto creativo ha sfornato prototipi su modelli ed allo stesso tempo ha caratterizzato ogni modello per una funzione specifica, peccato che al dunque e comunque prima della resa dei conti finale, ogni armatura sembra essere incappata nello stesso tipo di materiale difettoso e non serve a nulla il fatto che il povero Tony tentando di superare le proprie paure e il grande stress post trauma di cui soffre passi notti e giorni a costruire armature sempre migliori ed efficaci.

Pezzo secondo: Il Mandarino. Qui tocchiamo il fondo. La nemesi di Stark è il Mandarino, l’uno sopperisce con la scienza, l’altro con la magia, l’uno crea, l’altro distrugge, l’uno ha cuore, l’altro è spietato. Era così difficile trovare un compromesso e rendere degna di nota questa figura essenziale senza per questo denaturarla e reinventarla da zero, dimenticando ogni cosa e soprattutto identificandola come una icona che risulta essere profonda quanto un foglio di carta osservato di profilo. Il genio creativo non ha limiti come nemmeno il mago del budget e allora perché non usare un modo logico e se tanto importanti sono le referenze tra i vari personaggi e le singole storie, se tessere le varie tele che hann portato ai Vendicatori  non è stato lavoro inutile perché non infondere un po’ di quell’essenza mistica nel Mandarino? Il problema delle arti mistiche è stato affrontato in Thor, sono state stabilite alcune basi, alcuni punti cardine e sarebbe stato molto logico da quelli,  proseguire oltre e invece, si regredisce perché conviene cambiare e assumersi, e questo è innegabile, un grande rischio. Tutti coloro con i quali ho parlato di Iron Man 3, e sono tutti fumettari vecchi e consumati come me, concordano nel dire la stessa cosa. Meglio evitare questo personaggio e aspettare tempi più opportuni invece di ridurlo a questa pantomima inutile. Certo è un terrorista o forse no, è il Maestro, no forse no, certo rompe i maroni a Stark, senza dubbio ma cosa valgono decenni di storie, di approfondimenti, di analisi, di scontri epici se poi è trattato alla stregua di una sagoma di cartone, riempitivo della scenografia? Cosa vale distruggere ogni cosa se non al mero innesco della consolidata espressione azione uguale reazione che anima e muove le grandi ruote della storia… si sono stravolte le origini del tessiragnatele e allora perché rendere più credibile l’origine e l’esistenza stessa di un personaggio come Il Mandarino attingendo ai canoni “giusti”. I dieci anelli, la loro origine, il loro legame simbiotico a dire poco, la sete di potere, l’annichilimento dello stesso universo, avrebbero sicuramente meritato ben altro spessore. Sono grato alla Marvel di aver portato Iron Man davanti ai miei occhi 33 anni fa e allo stesso modo sono profondamente deluso di come lo abbia maciullato adesso. Concludendo direi che ci si trova davanti ad un clone di Stane, nessuna innovazione, nessun senso pratico ma la massa vuole questo e allora ammassatevi pure.

Pezzo terzo: Extremis. Non vengo certo a spiegare a voi lettori cosa sia Extremis, non ne avrei la pazienza e probabilmente voi neofiti non capireste, risparmio questo tempo ad entrambi e mi fermo solo un attimo a pensare cosa sarebbe potuto essere questo film se in fase di sceneggiatura si fosse davvero implementata la nanotecnologia per l’armatura di Stark.

Pezzo aggiunto: War machine. Ottima la riconfermata scelta di Chandle nel ruolo di war machine, sicuramente in questo film viene enormemente ampliato il suo ruolo e le dinamiche che persistono con il personaggio Stark ma tuttavia WM sembra semplicemente un innesto atto a colmar vari vuoti narrativi più che una parte organica del tessuto narrativo. Trovo molto più efficace il tag-team del secondo film contro Vanko, si lo so, sono incontentabile ma a ragion veduta questo è solo uno degli innumerevoli aspetti negativi.

Pezzo unico: L’amore, il viaggio, l’uomo e tutto quanto. Vada per la risoluzione cuoricida con Pepper, passi anche la Pepper in armatura che fa tanto pari opportunità oggi e che si prende il non piccolo merito di annichilire il vero cattivo di turno a ragion veduta, passi persino il solito cliché della gelosia ma perché si è ritenuto necessario sottoporre l’uomo Stark ad un intervento per la normalizzazione della sua condizione cardiaca? Mi riferisco ovviamente, per chi ancora stia dormendo, alle micidiali schegge ancora presenti nel suo corpo che minacciano di dilaniargli la pompa e che sono tenute a bada da power-up presente nel suo torace. A questo punto si potrebbe pensare della tardività del suddetto intervento di quasi due film o forse, più realisticamente, ci si rende conto di quanto sia irrimediabilmente miope la regia di Shane Black rispetto a quella di John Favreau, intendiamoci parlando di comics (e tralasciando l’universo Ultimate volutamente, per il quale non ho la minima considerazione) Stark si sottopone ad un intervento per avere un nuovo cuore bio-meccanico. Quando Stark non può contare più sul suo normale supporto tecnologico e intendiamoci, Stark che prende in prestito un po’ di Bond e un po’ di Holmes non stona, deve comunque trovare una via alternativa per poter sopperire alla mancanza della sua potenza tecnologicamente avanzata quale è l’armatura, va persino bene che all’improvviso sia a conoscenza di tecniche avanzate di combattimento, ma perché ancora una volta ci troviamo in un film di un supereroe chiamato Iron Man e però a conti fatti il film si sarebbe dovuto chiamare Stark, il genio oscuro. Stark che fa il Wayne per un po’ aggiunge pathos e tensione considerando la violenza praticamente inesistente sullo schermo perché questo purtroppo è un film per tutti. Non posso non rimarcare il fatto che tuttavia dato il tanto e tale materiale disponibile su Iron Man è tutto troppo poco e troppo puerile questa direzione intrapresa a questo punto dell’evoluzione, pardon, involuzione visiva del personaggio. Molte similitudini ci sono con il terzo Spiderman diretto da Raimi, si ha come la sensazione che la storia termini in modo sin troppo immediato nonostante la durata, si sente la mancanza di struttura proprio dove questa è più richiesta, la relazione tra Stark e Pepper. Può andar bene anche così? Non credo ma ormai il danno è fatto.

Paradossalmente dove l’amichevole arrampicamuri di quartiere continua a fallire salvo poche e rare eccezioni (troppo poche in verità per potervi trovare un che di positivo), dove l’universo mutante muta di continuo e tutto acquisisce la solidità del polistirolo anche lo Stark cinematografico mostra cenni di cedimento, cedimento rispetto al suo alter ego disegnato. Si deduce che proprio Stark, Iron Man sembrasse essere destinato in modo sempre più prorompente a essere l’eroe di punta della Marvel, cinematograficamente parlando almeno. Oggi si può affermare che sia sempre una questione di interpretazione, di fedeltà, di scelte e di appeal. Da appassionato Marvel e da appassionato del vecchio corso, l’unico corso in effetti degno di tal nome, non dovrei profondere così tante energie nell’approfondire questo nuovo film eppure… la potenza produttiva della Disney si vede e si sente anche troppo e secondo il mio non modesto parere, le scelte narrative e l’azione sono pesantemente influenzate da chi impiega risorse  e capitali atti a realizzare il film.

Guardate pure questo film in 3D, non ne resterete delusi, guardatelo in 2D e ovviamente non dovrete preoccuparvi di un paio aggiuntivo di occhiali oltre ai vostri se li inforcate, unica postilla per la visione è quella di sedersi in un cinema degno di tale nome. Ovviamente è immancabile una breve scena di approfondimento dopo i crediti finali, Stark chiacchiera amabilmente con il dr. Banner di qualcosa che entrambi conoscono sin troppo bene. Conviene che attendiate codesta scena per saperne di più. Questo terzo episodio non è il migliore dei tre. Le forti discrepanze di adattamento come esplicitato precedentemente sono, a mio avviso, controproducenti per quella porzione di pubblico che è abituata alla mitologia del fumetto, le varie falle nella storia sono davvero macroscopiche e sopperire con ottimi effetti e ottime scene d’azione con un seppur minimo approfondimento introspettivo/psicologico almeno per quanto riguarda il protagonista è ben poca cosa rispetto a ciò che si sarebbe dovuto e potuto realizzare. Iron man 3 si certifica visivamente e produttivamente parlando come netto miglioramento rispetto ai precedenti ma paga dazio per storia ed adattamento, a conti fatti raggiunge a mala pena la piena sufficienza (anche se paragonato ad Oblivion è un capolavoro) e annovero tristemente, quindi, questo terzo atto alla stregua di tanti terzi atti molto simili in quanto a riuscita, Spiderman 3 di Raimi, Il terzo atto del Batman di Nolan ma anche quello di Joel Schumacher, Blade 3 e così via…

Iron Man 3 resta un film godibile per tutti coloro ai quali della mitologia originale non freghi nulla, per i giovani e meno giovani non legati così visceralmente alla galassia dei comics, fate pure, sempre meglio che sorbirsi Oblivion… nemmeno l’utilizzo di udite, udite Extremis riesce a rivalutarmi l’intera storia, molti di voi probabilmente non comprenderanno Extremis ma direi che sia un bene in questo caso l’ignoranza perché in questo modo ci si pone neutri, slavati dei propri eventuali preconcetti alla visione di Iron Man 3. John Favreau, diresse due film centrando perfettamente il personaggio, l’uomo, le ambizioni, il suo destino e il suo impero, la sua eredità, il suo retaggio e il rapporto duale padre/figlio, i pregi ed i difetti che si tramandano ed appunto i conflitti che sorgono indipendentemente dal tempo, dalla vita e dal resto dell’universo creato e di Thanos. Non so cosa possa riservare un quarto eventuale quanto improbabile seguito, certo è che il seguito dei Vendicatori dovrà riassettare non poche grane ma contenti loro e contenti voi… questo film raggiunge una buona sufficienza, non fatevi ingannare dalla sufficienza, considerando il calibro produttivo ci si sarebbe dovuti trovare davanti ad un capolavoro ma a quanto pare si deve pazientare ancora. Zack o dove sei?

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